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L'amore di Jack Folla

"Adoro chi sa ancora innamorarsi!

Ma sta diventando maledettamente difficile innamorarsi, vero?
Di uno sconosciuto, ovvio;dell'anima straniera; dell'altro che fino a ieri non c'era e oggi c'è.
Nell'innamorarsi è proprio questo il succo: andare allo sbaraglio,senza indirizzi,coordinate,bussole: ci piace un tale,perchè quando è passato ci è parso una cometa,ed il nostro cielo si è sentito vuoto a metà, si è ritirato,come se al sole venisse a mancare meno la luna,e viceversa.

Troppo sdolcinato forse,ma chi se ne frega,ciascuno valuti come meglio crede e sa; e in amore,penso,ne sappiamo tanto quanto dei dialetti arabi.

Ma c'è una costante un pò triste che mi sembra emergere dai vostri silenzi.

E' che vi innamorate pochissimo o per nulla.

E poi c'è un'altra mia credenza personale: i colpi di fulmine non scattano se non ci siamo prima preparati ad essere "fulminati".
Non si tratta di andare a caccia come iene,nè di pretendere,barricandosi in casa,che l'anima gemella,dopo aver scorso le Pagine Gialle, venga a cercarci porta a porta come la Gestapo. No!

Io parlo d'altro!

Credo che se non si fa un bel pò di pulizia interiore,se non si cacciano a pedate prima i vittimismi del tipo"io ho già dato tanto,adesso gli uomini non mi fregano più",se non la smettiamo di scaricare sul malcapitato essere umano che incautamente ci ha gettato gli occhi addosso tutta la nostra pelosa diffidenza,o l'astio che proviamo per gli sconosciuti senza lettera di raccomandazione,la scintilla non scatterà mai!

Dal calcolo e dal compromesso nascono solo amori pesanti.
Dalle valutazioni dei portafogli,dagli inciuci sentimental-politici-commerciali tra uomo e donna si formano solo coppie pesanti.
Che sono poi le coppie scoppiate di oggi.
Gli inseparabili che presto o tardi si separano, dopo le guerre casalinghe,gli afghanistan in famiglia,i "messi insieme" che si sciolgono tra rinfacci,menzogne e corna reciproche!

Ditemi che non sto sognando...che vi innamorate ancora e tanto!"

Fitte..



Forse che vi vien detto: Non amate niente? Tutt'altro. Sareste pigri, morti, detestabili, miseri, se non amaste nulla.
Amate, ma state attenti a ciò che amate.

(Sant'Agostino En. in ps. 31, 11, 5)

Io canto..


"Io canto l'individuo, la singola persona,
Al tempo stesso canto la Democrazia, la massa.
L'organismo, da capo a piedi, canto
La semplice fisionomia, il cervello da soli non sono degni
della Musa: la Forma integrale ne è ben più degna,
E la Femmina canto parimenti che il Maschio.
Canto la vita immensa in passione, pulsazioni e forza,
lieto, per le più libere azioni che sotto leggi divine si attuano,
Canto l'Uomo Moderno."

W.Whitman

I gatti e i cani..






I cani ci insegnano ad amare; i gatti ci insegnano a vivere.
(M. Malloy)

Preghiera semplice


Signore, fa di me
uno strumento della Tua Pace:
Dove è odio, fa ch'io porti l'Amore,
Dove è offesa, ch'io porti il Perdono,
Dove è discordia, ch'io porti l'Unione,
Dove è dubbio, ch'io porti la Fede,
Dove è errore, ch'io porti la Verità,
Dove è disperazione, ch'io porti la Speranza,
Dove è tristezza, ch'io porti la Gioia,
Dove sono le tenebre, ch'io porti la Luce.
Maestro, fa che io non cerchi tanto
Ad esser consolato, quanto a consolare;
Ad essere compreso, quanto a comprendere;
Ad essere amato, quanto ad amare.
Poiché, così è:
Dando, che si riceve;
Perdonando, che si è perdonati;
Morendo, che si risuscita a Vita Eterna.

San Francesco

Eterna Presenza - Lettura


...Quello che ti chiedo adesso
è di più, molto di più,
che bacio o sguardo:
è che tu stia più vicina
a me, dentro.
Come il vento è invisibile, pur dando
la sua vita alla candela....


Da Il Volo del Mattino Fabio Volo legge "Eterna Presenza"di Pedro Salinas
eterna presenza.

Perle di Saggezza



Non bisogna guardare al passato con rammarico
o malinconia per un tempo ormai andato,
perchè ciò che è stato è ciò che siamo.
(C.V.)

Omaggio ad Alda Merini

"Quando gli innamorati si parlano
attraverso gli alberi
e attraverso mille strade infelici,quando abbracciano l'edera
come se fosse un canto,quando trovano la grazia
nelle spighe scomposte
e dagli alti rigogli,quando gli amanti gemono
sono signori sulla terra
e sono vicini a Dio
come i santi più ebbri.
Quando gli innamorati parlano di morte
parlano di vita in eterno
in un colloquio di un fine esperanto
noto solo a Lui.
Il loro linguaggio è dissacratore,
ma chiama la grazia infinita
di un grande perdono.
Del tuo ultimo tempo senza colore,
delle tue arringhe senza popolo,
della tua vasta legge d'amore,
che da ozi e digiuni,
girando intorno a una grande solitudine
hai scoperto il baricentro del cuore,
o mio sudato amore senz'arte
che mi hai fallito le carte del pudore. "

Tratto da: Folle,folle, folle amore


" ..La vita non ha senso, anzi è la vita che ti dà un senso ,sempre che noi la lasciamo parlare, perchè prima dei poeti parla la vita, dobbiamo ascoltarla la vita. [...] Il poeta soffre molto di più, però ha una digintà che...non si difende neanche alle volte, è bello accettare anche il male.
Una delle prerogative del poeta, che è anche stata la mia, è non discutere mai da che parte venisse il male l'ho accettato ed è diventato un vestito incandescente,è diventato poesia, ecco il cambiamento della materia che diventa fuoco, fuoco d'amore per gli altri anche per chi ti ha insultato...[...]"
Alda Merini




Fonte: Il volo del mattino - Fabio Volo


Alda Merini (Milano, 21 Marzo 1931- Milano, 1 Novembre 2009) poetessa

Settembre

Domani sarà un altro giorno

Riprenderete in mano la vostra vita

Riprenderanno gli incontri ,le parole, i problemi

Il fare e il disfare

La città ridarà fiato al suo ronzio

Al suo frastuono

Squilleranno i telefoni

Romberanno i motori

Vi saranno domande e risposte

Voci sommesse e concitate

Si leveranno intorno a voi

Mescolandosi e intrecciandosi

L’aria si rifarà colma di suoni

Ricomincerete a dipanare filo per filo

Ora per ora

L’arruffata matassa della vita

Si andranno riproponendo alla vista

I volti usati

All’udito le voci familiari

Ad ogni incontro, ad ogni dialogo

Fate intervenire la vostra sapienza

Fate che la saggezza acquisita sia presente in ogni vostro appuntamento

Cercate di vedere in ogni essere che si avvicina

La realtà

Eppure egli e’ chi dimentica

Valutatelo per quello che e’ il livello che ha raggiunto

Compatite chi e’ ancora troppo indietro

Godete la presenza di chi scoprite a voi vicino

Sorridete ad ogni creatura

Non impazientitevi

Non irritatevi per l’arroganza

Fatevi portatore di serenità

Non dimenticate di essere i depositari del reale

Se voi sarete calmi, appagati e sereni

Irradierà da voi la speranza la fiducia la gioia di vivere

La vostra tranquilla forza

Conquisterà tutti gli animi

Ritrovarsi con voi

Anche per le più banali faccende del giorno

Sara’ per ogni creatura come riscoprire il sorriso

Come abbandonarsi ad un monumento di sosta e riposo

E vedere un po’ di cielo

Respirare aria fresca

Riprendere lena e fiducia

Sara’ sufficiente la vostra presenza

A disperdere il morso dell’angoscia

Le sfilacciature dell’ansia

Gli assalti del timore

Senza parlare darete coraggio

Senza ridere indurrete all’allegria

Senza sforzo tirerete l’amico

Senza sforzo disarmerete il nemico

Sorridete

E’ con un sorriso che si testimonia la verità


Tratto da : Il volo del mattino

Non voltiamoci dall'altra parte!

"Caro direttore, le cronache di questi giorni raccontano di un paese che non reagisce ai gravi comportamenti del presidente del Consiglio. Non esiste nessun paese al mondo che tolleri le menzogne dei propri governanti.

Siamo un caso unico. Sono state davvero poche le voci che hanno cercato di non far passare il tempo per evitare che l'assuefazione addormenti la coscienza pubblica.

Sì, in questo momento noi crediamo che occorra uno scatto d'orgoglio di tutti gli italiani che pensano che la menzogna sia un danno al paese e alla sua credibilità. Se Berlusconi sia un santo o no interessa davvero poco.
Qui si parla di una questione politica e le domande che emergono impongono risposte non equivoche. Si può impunemente mentire al paese? Si è messa a rischio la sicurezza nazionale? Quanto si sono sovrapposti gli interessi privati alle funzioni pubbliche? Le questioni sono decisive. Riguardano la credibilità delle istituzioni e l'autorevolezza della classe dirigente.

Non è superfluo ricordare quanto impone l'articolo 54 della nostra Costituzione: "I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore". Quello che emerge dalle inchieste giudiziarie non può essere considerato il fatto personale di un "utilizzatore finale". Coinvolge tutti e non può essere accantonato dalla politica. Soprattutto dal Partito Democratico.

Ecco perché invitiamo il nostro partito a utilizzare le sue feste e le sue iniziative per rilanciare nel paese una profonda riflessione sui danni che sta provocando il Presidente del Consiglio. In questo momento tutti coloro che vogliono bene al nostro paese, in qualsiasi formazione militino, devono trovare il coraggio di non girarsi dall'altra parte."

Rita Borsellino
Gianrico Carofiglio
Sergio Cofferati
David Sassòli
Debora Serracchiani
Luigi Zanda


Lettera a La Repubblica del 24 Luglio 2009




Parola di Dio

"Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l'amore, sarei come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l'amore, non sarei nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi l'amore, niente gioverebbe.

L'amore è paziente, è benigno l'amore; non è invidioso l'amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità.

Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

L'amore non avrà mai fine."

Dalla prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (13,1-8,13)

Tratto da..

"....i numeri primi sono divisibili soltanto per uno e per se stessi.
Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri.
Sono numeri sospettosi e solitari.....per questo Mattia li trovava meravigliosi.

Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana.
Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci. Il secondo pensiero lo sfiorava soprattutto di sera, nell'intrecciarsi caotico di immagini che precere il sonno, quando la mente e' troppo debole per raccontarsi delle bugie.
In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni che sono ancora piu' speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perchè tra di loro vi è sempre un mumero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l'11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43.

Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli.

Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l'uno all'altro.
Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finchè non li si scopre.
Mattia pensava che lui e Alice erano cosi', due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero.
A lei non l'aveva mai detto."

La solitudine dei numeri primi ( P. Giordano)



Io & Marley - frase finale

"….ad un cane non servono automobili lussuose o grandi case o vestiti di sartoria. Gli status symbol non significano niente per lui. Un bastone fradicio gli va altrettanto bene. Un cane giudica gli altri non dal colore, il credo o la classe ma da chi sono interiormente. A un cane non importa se sei ricco o povero, istruito o analfabeta, intelligente o stupido. Dagli il tuo cuore e lui ti darà il suo……Nonostante tutte le delusioni e le aspettative disattese, Marley ci aveva fatto un dono, ci aveva fatto un dono, spontaneo e inestimabile. Ci aveva insegnato l'arte dell'amore incondizionato. Come darlo, come accettarlo. Dove c'è quest'amore, gli altri pezzi vanno quasi sempre a posto…"


PS: Di quante persone si può dire lo stesso? Quante persone ti fanno sentire unico puro speciale? Quante persone possono farti sentire..straordinario?


Amore e Psiche



"L'incontro di due personalità e' come il contatto tra due sostanze chimiche se c'e' una reazione, entrambe ne vengono trasformate"

Carl Jung

Essere una donna..



"Essere donna è così affascinante. È un'avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non finisce mai "

Oriana Fallaci

The New Economy


"Le multinazionali del marchio possono anche parlare la lingua della diversità, ma il risultato tangibile delle loro azioni è un esercito di teenager clonati che - usando le parole degli esperti di marketing - marciano "in uniforme" per i corridoi del centro commerciale globale. Malgrado l'abbraccio di un immaginario di tipo multietnico, la globalizzazione indotta dai mercati non vuole affatto la diversità, anzi il contrario. I suoi nemici sono gli usi e i costumi nazionali, i marchi locali e i gusti distintivi di particolari aree geografiche. La scena è ormai dominata da un numero sempre minore di interessi.Abbacinati dalla vasta gamma di prodotti offerti, all'inizio potremmo non accorgerci dello straordinario processo di consolidamento che si sta verificando nei consigli d'amministrazione dell'industria dell'intrattenimento, dei media e del commercio al dettaglio. La pubblicità ci travolge con le confortanti immagini caleidoscopiche di United Streets of Diversity o ci seduce con slogan tipo quello di Microsoft che dice: "Where do you want to go today? - Dove vuoi andare oggi?" Ma nelle pagine economiche dei giornali, il mondo è monocromatico e le porte si chiudono una dopo l'altra. Ogni nuova notizia, sia che si tratti dell'annuncio di una acquisizione, di una bancarotta inaspettata o di una fusione colossale, evidenzia immediatamente una perdita di scelte significative. Ciò che conta davvero per il mercato non è tanto sapere "dove vuoi andare oggi?", ma capire "come posso meglio pilotarti nel labirinto sinergico del percorso che io ho deciso dovrai seguire oggi?".Questo attentato alla libertà di scelta avviene contemporaneamente su più fronti. Prima di tutto a livello strutturale, con fusioni, acquisizioni e sinergie aziendali. Poi a livello locale, con un manipolo di marchi che usano le loro ingenti risorse economiche per costringere a uscire dal mercato le piccole aziende indipendenti. (…) Tutti, in un modo o nell'altro, siamo stati testimoni di questa strana doppiezza per cui la possibilità di scegliere tra una vasta gamma di prodotti va di pari passo con nuove orwelliane restrizioni dello spazio pubblico e della produzione culturale. La possiamo vedere nel momento in cui una cittadina di piccole dimensioni assiste allo svuotamento delle vie del centro più animate, mentre enormi supermercati discount con circa 70.000 articoli sugli scaffali spuntano ai bordi della città, esercitando una sorta di attrazione gravitazionale che James Howard Kunstler descrive come la "geografia del nonluogo". Succede nelle vie alla moda del centro, dove un altro dei nostri bar preferiti, un negozio di ferramenta, una libreria indipendente o una videoteca d'arte vengono spazzati via dall'ennesima catena modello PacMan: Starbucks, Home Depot, the Gap, Chapters, Borders, Blockbuster. Se l'erosione dello spazio non ancora fagocitato dalle aziende, di cui ho parlato in precedenza, sta alimentando una sorta di claustrofobia globale che non vede l'ora di esplodere, sono allora queste limitazioni alla libertà di scelta (decise da quelle stesse aziende che avevano promesso una nuova epoca di libertà e diversità) che stanno facendo lentamente convergere il potenziale ed esplosivo desiderio di queste libertà contro le multinazionali e i rispettivi marchi, creando le condizioni per la nascita di un attivismo antiaziendale.C'è un tratto distintivo che accomuna molte delle catene proliferate negli anni Ottanta e Novanta quali Ikea, Blockbuster, the Gap, Kinko's, the Body Shop, Starbucks e che le distingue dai fastfood, dai centri commerciali periferici e dalle catene di accessori per auto che hanno dato impulso allo sviluppo del franchise negli anni Sessanta e Settanta. Queste nuove catene non sono illuminate da appariscenti conchiglie e archi dorati in plastica gialla da cartone animato, ma risplendono piuttosto di una sana brillantezza New Age. Questi vitali contenitori color verde brillante o blu Savoia si incastrano l'uno nell'altro come pezzi di Lego (quelli del nuovo tipo, che possono essere usati solo per una costruzione ben precisa, come la caserma dei pompieri o la nave spaziale, provvidenzialmente riprodotte sulla confezione). I commessi di Kinko's, Starbucks e Blockbuster comprano le loro uniformi con pantaloni kaki e magliette bianche o blu nei negozi the Gap, il cordiale saluto "Salve! Benvenuti a the Gap!" viene favorito da una buona tazza di doppio espresso sorseggiato da Starbucks; il curriculum che ha valso loro l'impiego è nato da Kinko's masticando un Macqualcosa ed è stato scritto con il carattere Helvetica 12 di Microsoft Word. I plotoni di commessi si presentano al lavoro profumati CK One (fatta eccezione per Starbucks, dove le colonie e profumi contrastano con il "romantico aroma di caffè"), con il viso liscio e levigato da un'esfoliante al germe di grano the Body Shop, prima di aver lasciato appartamenti arredati con librerie e tavolini fai da te di Ikea. (…).Questo sviluppo impetuoso è stato il risultato di tre strategie industriali che avvantaggiano nettamente le grandi catene che possono contare su ingenti riserve economiche. La prima è la guerra dei prezzi, per cui le principali maxicatene praticano sistematicamente prezzi inferiori a quelli dei loro rivali. La seconda consiste nel mettere fuori gioco i concorrenti concentrando un gran numero di punti vendita nella stessa area. L'ultima strategia è la creazione di sfarzosi superstore, fiori all'occhiello di ogni marchio, allestiti all'interno di immobili di prestigio, e che funzionano come una sorta di pubblicità tridimensionale del marchio stesso."

Tratto da No logo di Naomi Klein,Baldini e Castoldi editore.

Per saperne di piu': Naomi Klein,nata a Montreal, Canada, nel 1970, giornalista professionista pluripremiata,autrice del famoso saggio No logo, che viene considerato il manifesto del movimento no-global***. Negli ultimi anni ha lavorato alla stesura di Shock Economy.
No logo si divide in due parti : la prima è dedicata principalmente a un'analisi della storia del fenomeno del branding e alle sue ripercussioni sulle dinamiche del lavoro. Negli ultimi vent'anni avrebbe avuto luogo un radicale cambiamento nel capitalismo: prima era centrale la fase della produzione di merci, ora è diventa marginale e trascurabile, mentre si impiegano sempre più forze e denaro sul marchio e sulla proposta di una serie di valori immateriali ed ideali da collegare ad esso, con lo scopo di crearsi una propria fetta di monopolio. Le risorse monetarie che queste strategie richiedono derivano dal risparmio sulla produzione, che viene dislocata nei paesi del Terzo mondo dove l'azienda può sfruttare impunemente la manodopera operaia. Viene presentata un'analisi approfondita della realtà delle Export Processing Zone* dell'Asia e dell'America Latina.
La seconda parte del saggio descrive numerosi movimenti di reazione alle politiche applicate dai grandi marchi, da "Reclaim the Streets" alle pratiche del culture jamming**. 

*Export Processing Zone : (EPZ) o zone industriali di esportazione: rappresentano delle "zone franche" in paesi con livelli di arretratezza per quanto riguarda il mercato del lavoro (Cina, Messico, Vietnam, Filippine) in cui le multinazionali vanno a produrre con condizioni "speciali" sia dal punto di vista territoriale (costituzione di "micro-stati" in buona parte indipendenti dalle leggi territoriali nazionali) sia finanziario, come l'esenzione delle tasse per un periodo di tempo spesso anche lungo, come lo Sri-Lanka, il max, fissato a 10 anni dall'insediamento. Sono misure attuate dai singoli stati per rendersi competitivi con le multinazionali e garantirsi la presenza della produzione sul suolo nazionale. Sassen, 1998: "le zone franche fanno parte di un processo volto a "ritagliare" lembi di territorio nazionale per trasformarli in "aree denazionalizzate". Poco importa che tali aree denazionalizzate provvisorie e irreali si espandano continuamente inghiottendo spazi sempre più vasti".Prima idea delle EPZ: 1964 al Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, che adottava una soluzione che avallò le zone franche come incentivo allo sviluppo del commercio per i paesi in via di sviluppo. Il progetto si afferma operativamente solo dagli anni Ottanta, con l'India che introdusse agevolazioni fiscali quinquennali per le majors che decidevano di installare impianti produttivi nel paese. Si stima a 27 milioni la quantità di popolazione mondiale che lavora nelle EPZ fonte: Programma dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro sulle EPZ).

**Culture jamming : traducibile in italiano con "sabotaggio culturale", è una pratica contemporanea che mira alla contestazione dell'invasività dei messaggi pubblicitari veicolati dai mass media nella costruzione dell'immaginario della mente umana.La pratica del culture jamming consiste nella decostruzione dei testi e delle immagini dell'industria dei media attraverso la tecnica dello straniamento e attraverso lo spostamento di immagini e oggetti dalla loro collocazione abituale per inserirli in un diverso contesto semantico dove il loro significato risulti mutato, se non capovolto. Il risultato è in genere la trasmissione di un messaggio di critica radicale del sistema economico che avviene per mezzo dello stravolgimento del suo apparato ideologico-pubblicitario, nel tentativo di liberare l'individuo dal ruolo di ricevente passivo e indurlo a un consumo critico e consapevole del linguaggio dei media.Oggi alcune forme comuni di si sviluppano attraverso i flash mob, il graffitismo, il teatro di strada, l'hacking(o "cybersquatting"), la "design anarchy" (cui prendono parte numerosi pubblicitari "pentiti").

***Movimento new-global o movimento anti-globalizzazione sono locuzioni nate per indicare un insieme di gruppi, organizzazioni non governative, associazioni e singoli individui relativamente eterogenei dal punto di vista politico ed accomunati dalla critica all'attuale sistema economico neoliberista la cui prima comparsa si ritiene comunemente avvenuta intorno al 1999 in occasione del G8 di Seattle.
Il termine nasce nella stampa italiana dal nome "Rete No Global Forum" per contrazione dello stesso. Il "popolo di Seattle" infatti non ha mai avuto una denominazione unica data l'enorme varietà e complessità delle organizzazioni che a seattle si sono incontrate. All'estero infatti non si è data una denominazione unica ad un tale insieme di elementi di natura tanto eterogenea. Detta denominazione, riuscendo ad inquadrare anche se semplicisticamente "coloro che manifestarono ai G8" come un'unica entità si è poi diffusa nella stampa italiana e quindi nel linguaggio di tutti i giorni anche se non esistevano gruppi che si siano dichiarati "no-global" e che siano poi stati identificati come tali all'epoca in cui il termine in questione venne usato per la prima volta.
La critica principale del movimento è volta verso le multinazionali: secondo gli aderenti, il loro potere è così forte da condizionare le scelte dei singoli governi verso politiche non sostenibili da un punto di vista ambientale ed energetico, imperialiste, non rispettose delle peculiarità locali e dannose per le condizioni dei lavoratori

Fonti:Wikipedia e No logo

La vita

"L'amo con passione, la Vita, mi spiego? sono troppo convinta che la Vita sia bella anche quando è brutta, che nascere sia stato il miracolo dei miracoli, vivere il regalo dei regali. anche se si tratta di un regalo molto complicato e faticoso. Con la stessa passione odio la morte. La odio più di una persona da odiare e verso chi ha il culto provo profondo disprezzo. Anche per questo c'e l'ho tanto coi nostri nemici. Coi tagliatori di teste, coi Kamikaze, coi loro estimatori. Il fatto è che pur conoscendola bene io la morte non la capisco. Capisco soltanto che fa parte della vita e che senza lo spreco che chiamo Morte non ci sarebbe la vita."

tratto da: Oriana Fallaci intervista se stessa

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